Buongiorno popolo di ignoranti. Me compreso.
Per chi non mi conoscesse o è atterrato qui per sbaglio e volesse saperne di più, lo invito a leggere la mia presentazione in Homepage.
Oggi voglio parlare di un progetto che nelle ultime settimane mi ha affascinato particolarmente
Cos’è successo ad Emma AI ?
Nelle ultime settimane i social italiani hanno trovato il loro nuovo passatempo preferito: prendere per il culo Emma AI, il modello linguistico tutto nostrano lanciato da Egomnia. Screen di risposte sballate, calcoli matematici da prima elementare e le ormai famose “allucinazioni” (tipo le fragole che pesano 38 chili) hanno riempito i feed di mezza Italia.
Dopo sole 24 ore e più di 60.000 chat scambiate, i programmatori hanno messo offline la chat libera lasciando un messaggio chiaro sulla homepage: “Il primo passo, per quanto imperfetto, è fatto. Adesso facciamo il secondo insieme”.
Ma quindi, cos’è realmente Emma AI?
Senza usare i paroloni incomprensibili, Emma è un LLM (Large Language Model). In pratica, un motore addestrato a prevedere la parola successiva in una frase. Il dettaglio fondamentale è che la versione che ha sollevato tutto questo polverone (Emma-5) ha “solo” 550 milioni di parametri. Per capirci: se le AI più rinomate sono monoposto da Formula 1 costruite da multinazionali con budget infiniti, Emma-5 è un go-kart assemblato nel garage di casa.
E sapete qual è la parte davvero ignorante (in senso buono) di tutto questo? Che è stato fatto da zero. Oggi è facilissimo fare i finti “founder” tecnologici: compri le API degli americani, ci metti sopra un’interfaccia grafica carina fatta in React e vendi il prodotto come se fosse tuo. Stai facendo il concessionario, non il costruttore. I dev di Egomnia, invece, hanno preso i loro server, hanno ripulito i dati in italiano e si sono addestrati il modello. Sporcandosi le mani per davvero.
Perchè apprezzo il progetto?
Perché lo staff di Egomnia ha avuto il fegato di tirare fuori un LLM imperfetto. Forse sì, il richiamo alla sovranità e all’orgoglio nazionale ai più puntigliosi può far sembrare il progetto un po’ politicamente destrorso. Io personalmente lo trovo assolutamente onesto e pragmatico. Soprattutto, ritrovo in questo progetto la vera essenza di Sviluppo Ignorante: il fatto di fare qualcosa valorizzando il territorio in cui viviamo e la nostra lingua. Quindi sì, in parte, la sovranità tecnologica.
Basta con lo stereotipo anglofono
Sviluppo Ignorante nasce perché sono profondamente stufo dello stereotipo anglofono dello sviluppo informatico. Quello della Silicon Valley, dove se non usi parole come mindset, agile, coding ninja, stakeholder o allineare i vettori di crescita, sembra che tu non sappia scrivere una riga di HTML.
Diavolo, siamo in Italia. Abbiamo una delle lingue più belle, ricche e armoniose del mondo. Usiamola questa lingua, anche quando parliamo di tecnologia! Emma AI è un progetto italiano che cerca di insegnare a una macchina la nostra lingua direttamente alla radice, con tutte le sue complessità e sfumature, senza passare per le traduzioni asettiche e standardizzate dei server californiani. Solo per questo tentativo di non farci colonizzare digitalmente dall’ennesima multinazionale americana, questi ragazzi meritano rispetto.
Un po’ di onestà intellettuale (e di storia)
Sia chiaro, qui non si fa tifoseria cieca o nazionalismo da bar. Per essere intellettualmente onesti, l’informatica e lo sviluppo nascono giustamente oltremanica. Dobbiamo tutto a Charles Babbage e alla sua Macchina Analitica a vapore, e soprattutto ad Ada Lovelace, che nel 1800 ha scritto il primo algoritmo della storia del mondo. Pensateci: Ada ha scritto del codice per un hardware che ancora non esisteva fisicamente. Se non è questa la quintessenza dell’attitudine “ignorante” e visionaria, non so cosa lo sia.
Ma se la teoria è nata lì, l’approccio pratico, materico e geniale del ‘900 parla tantissimo italiano. Se non fosse stato per l’intuizione di Alessandro Volta e della sua pila, oggi i MacBook super-sottili sarebbero solo dei costosissimi fermacarte di alluminio. E se non fosse stato per Adriano Olivetti e l’ingegner Perotto, che nel 1965 hanno inventato la Programma 101 (il primo vero personal computer da scrivania della storia, usato persino dalla NASA per andare sulla Luna), oggi i geni della Silicon Valley probabilmente farebbero i muratori.
Abbiamo inventato il computer da tavolo quando in America usavano ancora i mega-calcolatori grandi come stanze intere. Abbiamo l’innovazione pratica nel DNA: meno slide in PowerPoint per convincere i fondi di investimento, più pezzi di ferro saldati e codice sputato sullo schermo a notte fonda.
In conclusione
Fare Sviluppo Ignorante non significa lavorare male per pigrizia. Significa avere il fegato di lanciare un progetto imperfetto, prendere in faccia i meme della realtà, guardare i log degli errori e rimettersi a scrivere codice per fare meglio la release successiva.
Il team di Egomnia si è preso i pomodori in faccia, ha chiuso la prima sessione di test e ora è già al lavoro su Emma-6 (che avrà 1,55 miliardi di parametri). Hanno fatto, hanno sbagliato, stanno imparando.
La prossima volta che ridete per un errore di calcolo di un’intelligenza artificiale neonata e italiana, ricordatevi che chi sta ridendo, molto probabilmente, passa le sue giornate lavorative a usare framework creati da altri per risolvere problemi creati da altri, parlando un inglese aziendale per darsi un tono.
Io sto con chi ci prova. Io sto con chi fa.
Buono sviluppo a tutti
Fonti e Approfondimenti (Per i veri Sviluppatori Ignoranti)
Se pensate che mi sia inventato tutto dopo aver bevuto troppi caffè, ecco i link per farvi una cultura e controllare con i vostri occhi:
Il progetto Emma AI (Sito Ufficiale Egomnia): https://emma.egomnia.com/ (Andate a leggere la loro homepage. Il messaggio lasciato dai dev dopo aver disattivato la chat è il vero manifesto del “fatto in casa”).
La Olivetti Programma 101 (La Perottina): https://it.wikipedia.org/wiki/Olivetti_Programma_101 (Il primo personal computer da scrivania della storia. Costava 3.200 dollari, pesava 35 chili e la NASA lo ha usato per calcolare le rotte della missione Apollo 11. Orgoglio puro).
Ada Lovelace (La madre del codice): https://it.wikipedia.org/wiki/Ada_Lovelace (Colei che nel 1800 ha scritto il primo algoritmo per una macchina che andava a vapore e che non era ancora stata costruita).
Alessandro Volta: https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Volta (Se oggi potete ricaricare i vostri MacBook e i vostri smartphone, ringraziate questo signore di Como).